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Talking About 2019. Luxury and Storytelling: when print meets digital

Estetica ed economia del lusso, tra evoluzione del mondo dell’editoria e nuove prospettive digitali. Due protagonisti in prima persona di questi cambiamenti mettono a frutto la loro quotidiana esperienza sul campo per raccontare quali saranno i panorami che ci attendono.

Non credo che nessuno rimanga sorpreso quando si dice che “Vogue Italia” e il lusso (nelle sue svariate accezioni) sono coram populo, e da sempre, strettamente legati: è dato per scontato che tutto ciò che appare sulle pagine della rivista è un’espressione di lusso, non per forza economico, ma sicuramente denso di un’esclusività, di un’aura che solo “Vogue” sa rivelare appieno e certificare di mese in mese.

Per decenni sulle sue pagine “Vogue Italia” – grazie alle immagini realizzate da quelli che sono stati (e sono) riconosciuti i migliori fotografi al mondo – ha sicuramente fatto nascere e poi raccontato le mode nel loro susseguirsi, intrecciarsi, correre in avanti, autocitarsi: insomma tutto quel carosello instancabile di “tutto-già-visto-no-invece-tutto-nuovo”, rutilare di apparente fatuità e solidissima economia con molteplici zeri.

Il confronto con l’evoluzione esponenziale della comunicazione digitale che ha portato a cambiamenti altrettanto radicali del mercato; l’apparire di nuovi pubblici e acquirenti, spesso difficilmente identificabili quanto volubili; di nuove figure di potentissimi opinionisti (guru? Influencer?) digitali, la cosiddetta crisi dell’editoria cartacea:

“Vogue” ha affrontato da subito tutto questo panorama rimettendo in discussione profondamente i modi di portare avanti la propria missione: la vera sfida è stata e sarà di riuscirci senza negare il proprio dna, quell’autorevolezza che è quanto viene riconosciuto alla rivista. Trovare sinergie tra print e digital non è un ripiego, anzi “Vogue Italia” ne ha intuito subito la straordinaria opportunità di sviluppo, una sfida che coinvolge tutti, a cominciare dai giornalisti.

I due protagonisti di questa sera vivono quotidianamente e non da ieri questa evoluzione genetica della comunicazione. Non sono avversari, così come non lo sono la carta e il digitale, ma dalle due parti della barricata vanno nella stessa direzione, seguendo percorsi che nei modi sono differenti, ma che hanno la stessa meta.

 

Emanuele Farneti, Direttore Vogue Italia

Riccardo Pozzoli
È entrato nel mondo del business co-fondando The Blonde Salad, che ha gestito fino al 2017. Ha preso parte al caso di studio TheBlondeSalad.com nel 2014 ad Harvard, dove periodicamente tiene alcuni speech. Ha fondato alcune startup in vari ambiti e in altre è partner o advisor e nel 2018 ha lanciato il suo primo libro. Il secondo, incentrato sul rapporto tra l’etica e i social media uscirà ad aprile. Riccardo è il Direttore Creativo della Condé Nast Social Talent Agency, la prima agenzia al mondo lanciata da Condé Nast ad ottobre del 2018. Nell’ultimo anno Riccardo ha co-fondato UNICEF NextGen Italia, un nuovo progetto all’interno del mondo UNICEF volto a sensibilizzare e coinvolgere i millennials. Grazie al suo vasto expertise e network Riccardo contribuisce all’associazione anche raccogliendo fondi ed enfatizzando il valore dell’istruzione.

Emanuele Farneti
Nato a Roma nel 1974 e laureatosi presso l’Università Statale di Milano in procedura penale, inizia la sua carriera nel mondo della comunicazione nel settore televisivo e del video-giornalismo, fino a giungere in Condé Nast nel 1999 come capo redattore di GQ. A seguire assume il medesimo ruolo nella redazione de La Gazzetta dello Sport, divenendo inoltre direttore del settimanale Sportweek, Men’s Health, il mensile First di Panorama, Flair. Dal 2009 al 2014 è stato vice direttore della sezione di lifestyle della rivista Panorama. Fondatore e direttore, per quattro anni, della rivista Icon, dirige oggi Vogue Italia, L’Uomo Vogue, Vogue.it, Vogue Casa, Ad Italia, GQ Italia.

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