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Quando è iniziata la tua collaborazione con Rimadesio?

Ho conosciuto Davide Malberti nel 1986 a una cena a Colonia. Eravamo i più giovani al tavolo. Da subito c’è stata una totale sintonia, che ci ha portato a collaborare alla progettazione di alcuni piccoli complementi con una forte presenza di vetro, coerentemente con la proposta aziendale dell’epoca. Solo un paio di anni più tardi presentai il progetto di una collezione di pannelli scorrevoli, un sistema all’epoca molto ambizioso, che si è poi rivelato per Rimadesio un vero punto di svolta.

Da allora sei l’unico designer del brand, una situazione insolita nel settore.

Credo che la ragione di questo dipenda dalla complessità della sfida che con Rimadesio stiamo portando avanti da ormai più di 30 anni. Abbiamo cominciato introducendo nuove tipologie di prodotto come le porte e i pannelli scorrevoli, con una prevalenza di materiali come il vetro e l’alluminio quando la totalità dell’offerta nel settore arredo era quasi esclusivamente in legno.

Con questi materiali abbiamo sviluppato una collezione riconducibile ad uno stile preciso, prodotti essenziali ma espressivi, con un’anima tecnologica che rispecchia sicuramente il mio modo di pensare e intendere il design. Abbiamo lavorato con grande intensità sulla base di strategie condivise, cercando di portare nel settore del design domestico innovazione e originalità.

Se potessi riassumere in alcuni episodi fondamentali la tua collaborazione con Rimadesio?

La pietra miliare è stata senz’altro nel 1992 la nascita di Siparium, il primo sistema di pannelli scorrevoli in vetro e alluminio ancora oggi in collezione. Un progetto assolutamente innovativo che riassumeva già allora le qualità di un’ininterrotta serie di altre collezioni, porte battenti, librerie, cabine armadio, contenitori e complementi che hanno portato Rimadesio ad essere l’azienda completa che è oggi. Poco tempo dopo, nel 1995, ho presentato Paolo Mojoli all’azienda; da allora è responsabile dell’immagine e della comunicazione Rimadesio. La qualità del suo contributo rappresenta a tutt’oggi uno dei punti fermi del successo del brand. Poi, nel 2003, l’apertura del primo showroom monomarca Rimadesio a Milano: la conferma che l’azienda aveva raggiunto un’identità così definita e riconoscibile da essere in grado di affrontare il mercato in autonomia.

Si è trattato di un momento fondamentale, la prima tappa di una nuova strategia distributiva culminata nel 2012 con l’apertura del flagship milanese di via Visconti di Modrone, gestito direttamente da Rimadesio e diventato da subito un punto di riferimento per tanti operatori del settore. Ricordo che dal momento dell’acquisizione dello spazio all’apertura in occasione del Salone del Mobile passarono solo 3 mesi. Un risultato straordinario se si considera che in questo arco di tempo concentrammo sia il progetto che i lavori di ristrutturazione di uno spazio di 800 mq disposto su 2 piani. La conferma della totale sintonia e fiducia su cui si basa il mio rapporto professionale con Rimadesio.

Rimadesio è una realtà sempre più orientata al mercato internazionale. Questa strategia di sviluppo commerciale influisce sulle vostre scelte di prodotto?

Il modello di qualità italiano, anche per quanto riguarda la casa, trova sempre più riscontro nel contesto internazionale e quindi credo che cercare di essere se stessi rappresenti la vera chiave del successo. A condizione che il buon design, l’innovazione tecnica e la componente manufatturiera siano sempre tangibili in ogni prodotto.

Nel settore dell’arredo, come in altri ambiti merceologici, stiamo assistendo ad una progressiva evoluzione del concetto di lusso. Come si traduce questo aspetto nella realtà Rimadesio?

Il concetto di lusso è molto personale. Non esiste, a mio avviso, un unico concetto di lusso, ma tanti quanti gli stili di vita che sono il risultato di una visione soggettiva della realtà. Dal mio punto di vista, è “lusso” tutto ciò che nella nostra vita concorre a farci stare bene, a darci piacere e certezze che durino nel tempo. È per questo che il mio design non è urlato ma parla sottovoce, è carico di contenuti ma non vuole essere ostentativo: si pone l’obiettivo di esprimere un concetto di casa da vivere e non da esibire. Con Rimadesio ci poniamo l’obiettivo di esprimere una precisa visione dell’ambiente domestico, una visione in continua evoluzione, ma fedele ai principi fondamentali di qualità, purezza della forma e durevolezza.

 

A questo proposito ricordo che, a seguito della crisi italiana del 2008, alcuni nostri dealers Rimadesio manifestarono la loro preoccupazione chiedendoci di sviluppare prodotti più accessibili; dopo un’attenta riflessione abbiamo condiviso con la direzione commmerciale che la giusta direzione fosse quella opposta e cioè rispettare il percorso di crescita qualitativa e di design che stavamo seguendo da anni.
Non abbiamo mai avuto dubbi e non siamo mai scesi a compromessi. Fino ad ora i fatti ci hanno dato ragione.

Dopo il design le tue passioni sono l’arte moderna e la vinicultura. Non a caso, hai eletto a tuo rifugio ideale la Toscana. Mentre chiacchieravamo ho pensato alla figura dell’enologo che ogni anno ha a disposizione un’unica occasione di verifica di tutto il suo lavoro. Una vendemmia all’anno…

Esattamente! Come nel nostro lavoro! Forse esagero ma anche nel nostro settore le verifiche sono ridotte al massimo a due momenti nell’arco di un anno. L’enologia è una scienza affascinante, soggetta al pericolo dell’incostanza di risultati, fortemente influenzata da molti fattori che via via si presentano; vanno gestiti con impegno, profonda esperienza di produzione e una buona dose di sensibilità personale che alla fine fa la differenza. Trovo che abbia molte cose in comune con il design.

Biografia
Giuseppe Bavuso, architetto e designer, vive e lavora a Seregno, a nord di Milano. Nei suoi progetti coniuga il rigore del segno quasi minimalista con una profonda ricerca tecnica. Le prime esperienze professionali lo vedono impegnato in diversi settori: architettura, interior design e in particolare industrial design nel settore dell’automotive. Nell’ambito dell’arredo si occupa del prodotto nella sua totalità, dall’ideazione all’ingegnerizzazione, fino agli aspetti legati alla comunicazione.

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